giovedì 31 marzo 2011

Esisteva in passato un' isola così piccola che occupava ,anche nelle carte marittime di scala non tanto ridotta, il misero spazio di un puntino.Aveva forma di lenticchia e per lo Stato a cui apparteneva  equivalente importanza.
Pietrosa come non mai le sue cime tondeggianti   cadevano a picco sul mare ; esposta alle correnti di ogni vento non possedeva ampie insenature ma solo faraglioni e scogli disseminati qui e là.Per essere più precisi e forse più sinceri potremo dire, mettendo un po' da parte la parvenza di uniformità, che la nostra isola sembrava sì una lenticchia , ma finemente rosicchiata! E questa sua singolare caratteristica , di non essere nè regolare nè potremo dire grandemente rosicchiata l'aveva aimè negli ultimi tempi isolata ancor più. Infatti recentemente gli Ingegneri dello Stato avevano progettato le innovative NIS (Navi Importanti dello Stato) che da lì a poco, sostituendo le obsolete imbarcazioni di trasporto pubblico, si diceva avrebbero coperto tutta l'intessitura delle rotte via mare, assicurando rapidità e frequenza dei collegamenti.Ora le NIS per attraccare avevano bisogno di un PNIS (ovvero di un Porto Navi Importanti dello Stato)che era risultato, dopo dei calcoli tecnici effettuati dagli Ingegneri dello Stato ,incompatibile con la  fine rosicchiatura della nostra lenticchia (o isoletta).
Queste complesse asperità territoriali e tecniche avevano portato a tre  semplici risultati:il puntino che segnalava l'isola era scomparso dalle carte,molti dei suoi già pochi abitanti l'avevano lasciata sfruttando le vecchie imbarcazioni non ancora rottamate ,e certamente nessuno raggiungeva più l'isola.Dopotutto a chi mai sarebbe venuto in mente di avere per meta un luogo inesistente in una carta geografica?
Eppure anche se decretata assente dalle carte e dalle rotte dello Stato, la nostra isola stava sempre  là, e pochi dei suoi già pochi abitanti ,alcuni vecchi e altri giovani, vuoi per   necessità,vuoi per scelta, avevano continuato a vivere lì, e là si trovavano.
Per chi è sempre vissuto di pesca dopotutto le attrattive della Città dello Stato nella terra ferma sono relative e se un pesce non può stare fuor d'acqua diremo che in tale caso fra pesce e pescatore tanta differenza non c'è.Certamente d'ora in avanti la vita dei nostri abitanti si sarebbe fatta più dura, e con meno distrazioni, le scuole sparite dall'isola perchè spariti gli insegnanti e così via per ogni attività diversa dalla pesca.Non che qui ce ne fossero mai state tante, ma negli ultimi tempi i ragazzi almeno sapevano legger e far di conto,d'ora in poi invece anche queste non sarebbero più state semplici operazioni.
Ai pescatori non rimase che adeguarsi, si organizzarono per le battute di pesca e ora che erano rimasti in pochi i pescherecci uscivano in mare a gruppi  , il pescato si metteva in comune e il lavoro pure.Ogni equipaggio aveva un anziano e due giovani,l'esperienza di uno la forza fisica di due. Il mare andava conosciuto per poterlo rispettare,e a rispettare il mare si guadagnava un altro giorno di esistenza.Il resistere coincideva con l'assecondare e l'assecondare con il resistere.E questi nostri poveri pescatori la fragilità e la finitudine umana rispetto a questa imponenza della Natura l'avevano ben presente. Senza saper leggere e scrivere, tanto meno senza aver svolto speculazioni filosofiche e aver assistito a  confutazioni teologiche , senza aver conosciuto la Citta dello Stato nella Terra ferma il vecchio capo del peschereccio riempiva le attese nel mare notturno insieme ai giovani suoi compagni con queste parole,lui che di giorno parlava poco, durante la notte si sentiva di dover assolvere a questo compito.Così aveva sentito dai più vecchi così parlava ai giovani. In questa consapevolezza e nella realizzazione quotidiana di questi pensieri -diceva nel suo dialetto stretto- stava la loro forza,come gli avevano insegnato i vecchi pescatori, ad opporsi non si otteneva resistenza,la resistenza era il contario dell'opposizione.Ad aggrapparsi a una roccia con il mare mosso la si faceva franare, ad andare contro alle onde si annegava.Continuava con esempi, lui che ne aveva vissuto tanti ,ad uno ad uno li faceva riemergere dalla memoria,e concludeva ogni notte ripetendo che quella era legge della Natura,il vivere era consapevolezza di dover accettare quella legge.
I gionani silenziosi recepivano questi lunghi discorsi nella stanchezza e nelle fatiche dei giorni passati, e giunti alla mattina ,dopo aver tirato le reti dei pesci , camminavano verso casa, sulle pietre scottanti sotto il sole asciutto che levava l'umido dalle loro ossa.Riposavano e poi ci sarebbe stata la nuova umidità della sera e della notte in mare a lavoro e in attesa.
E c'era però chi proprio in quelle ore di libertà ripensava a ciò che aveva udito nella notte, al suono di quel dialetto ruvido e incessante ,e alla musica del mare che l'accompagnava percuotendo il legno della barca come cassa di risonanaza. C'era un limite alla necessità di assecondare?Eppure i pescatori uscivano in  mare aperto la notte, si immergevano in quell'immensità e quel contatto prima di assecondarlo lo rischiavano.Chissà...Da una piccola finestrella ammirava quel blu intenso che profumava di secco e di bagnato insieme ,e continuava di giorno in giorno a riflettere su queste e altre questioni ,e le stagioni e le tonalità di quel blu variavano.

mercoledì 30 marzo 2011

Un benvenuto a tutti!

Per tutti quelli che scappano, per tutti quelli che restano, e per tutti quelli che semplicemente si trovano.
Eh... -dimenticavo- per tutti quelli che scappano per metà o che restano per metà!

Mezza e una

Mezza e una
Non vogliatemene,Ape Margherita è scappata per metà.Rimane solo Margherita che per tentare di pareggiare il conto chiama compagnia.